
“Ti ricordi cosa mi hanno detto appena assunto? Era il mio primo lavoro”
“In quale circostanza?”
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“Prima di andare dal primo cliente”
“Non ho un ricordo preciso”
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“Beh, mi hanno vivamente consigliato di mettere giacca e cravatta”
“Sì, ora ricordo”
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“E quando invece ho cambiato lavoro?”
“Qui mi trovi preparata: ti hanno vivamente consigliato il maglioncino in modo da essere più casual e friendly”
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“Allora ricordi che a quel punto ho chiesto ironicamente il colore del maglioncino e me ne sono andato”
“Sì, d’altronde la regola tacita prevede che il comportamento dev’essere commisurato alla poltrona che occupi, come dire “l’abito fa il monaco” e questo per te è sempre stato troppo”
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“Decisamente”
“Beh, se è per questo, ai tempi del primo lavoro, anche la considerazione che pranzare con un panino davanti al computer era l’atteggiamento giusto non l’avevi presa bene”
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“Per quanto mi sia sempre piaciuto il mio lavoro, quale che fosse, non mi sono mai immedesimato nel ruolo, ho sempre voluto vivere e non solo lavorare”
“E il lavoro deve sempre piacerti almeno un po’ altrimenti è meglio cambiarlo”
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“Semplicemente uno può decidere che la libertà vale di più. Se si decide che è arrivato il tempo delle scelte, che vogliamo continuare a guardarci allo specchio, possiamo prendere una sola decisione: non mentire a noi stessi”
“A volte attribuiamo all’Umano più anima di quanta ne voglia coltivare o ne sappia contenere. Altre volte attribuiamo all’Umano meno anima di quanta ne possa dimostrare a se stesso e agli altri”
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“Gli atti eroici a parole valgono meno di niente”
“Non è da tutti e non è sempre possibile fare l’eroe, soprattutto se devi fare i conti con il quotidiano”
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“L’importante è andare avanti, procedere, perché dobbiamo rispondere alla nostra coscienza esigente, non dobbiamo necessariamente soddisfare il pensiero comune. Sai che vogliono il professionista, non la persona. La tua vita non interessa, sei pagato bene per vendere l’anima. Perciò fai leva sulla grande forza interiore. Tante volte ti hanno pestato i piedi, hanno tentato di abbatterti e altrettante volte sei rimasto in piedi o sei risalito. Decidi di fare il salto, di liberarti di questa gabbia, perché c’è un tempo per ogni cosa ma ogni cosa va fatta al tempo giusto, il suo”
“Hai notato qualche conseguenza?”
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“La prima conseguenza che noti è un diverso comportamento nei tuoi confronti: chi prima, per sua scelta, ti trattava con deferenza ora cambia atteggiamento. Chi prima non ti conosceva stenta a credere o non capisce e ti tratta da perdente oppure ti ignora perché non conti più nulla, non puoi servire alla sua brama di affermazione”
“Hai dato peso alla cosa?”
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“Figurati. Tornando un attimo al Look, o Outfit come dicono ora, pensa che un giorno mi è stato chiesto dove mi vestivo”
“Suppongo intendessero dove compri i tuoi abiti. E tu come hai risposto?”
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“In camera mia”
“Altre risposte del genere?”
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“Sì, quando mi presentarono una persona che disse di essere estasiata di fare la mia conoscenza. Forse una persona ossequiosa”
“E tu?”
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“Intanto la rassicurai sul fatto che ero uno con pregi e difetti come tutti. Poi dissi: “Si figuri che io mi frequento tutti i giorni: ho dovuto raggiungere un compromesso con me stesso”. Non so cosa avrà pensato”
“Capisco, un pizzico di ironia aiuta a vivere meglio perché si sdrammatizza e si riporta la realtà a quella che è”
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“D’altronde se pensi a che fine han fatto certi comparti industriali: svaniti nel nulla o drasticamente ridimensionati e, con loro, tutte le persone coinvolte”
“Possiamo affermare che tutto ciò è figlio del capitalismo solitario?”
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“Beh, l’unico sistema economico-sociale sopravvissuto allo scempio del ventesimo secolo è lui. Prima era in compagnia, ora è solo”
“Perfetta solitudine?”
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“Mica tanto perfetta. Dopo la crisi dei mutui subprime che ha scatenato la violenta recessione del 2008 e le conseguenti politiche espansive del “Quantitative Easing”, si è parlato di “Helicopter money” ovvero iniettare denaro gratis nei conti correnti dei cittadini pur di rilanciare i consumi. Non sanno più cosa inventare”
“Peraltro non c’è un solo tipo di capitalismo, è affetto quantomeno da fenomeno di sdoppiamento. È così?”
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“Sì, ce ne sono almeno due: quello di Stato, modello cinese, e quello tecnocratico bancario, modello occidentale. Entrambi con pregi e difetti abbastanza evidenti”
“Si spera in una profonda rigenerazione del sistema, altrimenti si tratterebbe solo dell’ennesima “aria fritta”. L’ingordigia umana purtroppo però non ha limiti e rimane il vero problema da affrontare”
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“Nel frattempo la gente è disorientata”
“E cosa fa?”
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“Si consola in qualche modo: non ci fidiamo più gli uni degli altri e preferiamo la compagnia dei cani più che quella dei gatti”
“Perché?”
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“Perché il cane è fedele al suo padrone, non tradisce”
“E cosa succede quando hai bisogno degli altri?”
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“I nostri nonni dicevano che avevano paura di morire, i nostri genitori di soffrire e noi di dar fastidio al prossimo”
“Guarda, vorrei allentare la tensione e spezzare una lancia in favore della compassione”
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“Cosa intendi dire?”
“Dico che è un sostantivo usato con accezione negativa. Si pensa alla compassione nel senso di commiserare e compiangere, mentre il significato più nobile è: soffrire insieme”
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“E quindi?”
“E quindi ce n’è bisogno”
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“Voglio capire meglio, fammi un esempio”
“Mai sentito parlare di volontari ospedalieri?”
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“Sì, fanno assistenza morale ai pazienti, soprattutto quelli soli”
“Un nuovo volontario un giorno ci prova. Entra a far visita in una stanza e il paziente si impaurisce”
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“Cos’era successo?”
“Niente di che”
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“Continua”
“Ripassa dopo un po’ stando fuori dalla porta. Sente che un suo collega volontario più esperto sta cantando allegramente con il paziente”
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“Come c’era riuscito?”
“L’unica cosa che possiamo fare in certe circostanze è donare un po’ di sollievo, un momento di serenità anche se breve. Far dimenticare per un attimo la condizione. Come se trasportassimo la persona in un altro luogo, in un rifugio sicuro, familiare, facendola “stare bene” per un po’. Questo è tutto ciò che possiamo fare”
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“Comincio a rendermene conto”
“Per capirlo non occorre nemmeno scomodare il mitico “Dottor Sorriso”. Basta citare le frasi di alcuni malati terminali che durante i loro giorni difficili dicono di trascorrere momenti felici grazie all’autenticità del rapporto con chi sta loro vicino “in quel modo”. È un dono per chi riceve e per chi dà”

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