
“Viviamo la stessa realtà, viviamo gli stessi giorni ma io vengo da lontano”
“La senti questa differenza?”
…
“La sento dalle tue parole”
“Non ci ho pensato, non me ne sono accorto, scusami”
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Un vecchio e un giovane, uno di fronte all’altro. Amici, l’età non conta.
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“Ognuno è figlio del proprio tempo e del proprio ambiente”
“Spesso non ce ne rendiamo conto”
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“Viviamo una modernità nella quale coesistono realtà anche molto distanti pur non essendo così lontane tra loro nel tempo”
“Ti riferisci alla tecnologia che rischia di creare un nuovo analfabetismo?”
…
“Anche no perché ormai è “user friendly”, piuttosto penso a cose che oggi si danno per scontate e che una volta nemmeno ci sognavamo”
“Fammi qualche esempio, voglio capire”
…
“Vedi, non sono poi così vecchio, eppure ai miei tempi anche chi abitava in città non aveva comodità. C’è gente della mia età che ha visto i primi telefoni, televisori, frigoriferi, caldaie e ora fa uso di vasca con idromassaggio, iPhone e domotica”
“Tutto in non molti anni”
…
“Proprio così e soprattutto le grandi scelte della vita venivano prese un po’ a braccio e un po’ a buon senso ed esperienza, rifacendosi agli esempi degli adulti”
“Che quindi immagino venissero ascoltati e consultati, soprattutto i nonni”
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“Ora c’è la Psicologia. Gli errori non sono più concessi”
“Secondo te questo crea ansia da prestazione?”
…
“C’è un condizionamento da giudizio, le persone sono frenate nelle loro decisioni dalla paura di sbagliare. Spesso si scansano le responsabilità per evitare errori”
“Così però vien meno la figura di riferimento perché nessuno vuole assumersi questo incarico”
…
“Vedi, mio giovane amico, è questo che mi fa un po’ nostalgia”
“Comincio a capire che, anche se avevate tante cose in meno di noi, c’era qualcosa di importante che a noi manca”
…
“Intendi forse la spensieratezza, la libertà di sbagliare?”
“Perché no?”
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“Non ti illudere, era tutt’altro che rose e fiori. Bisognava darsi da fare, c’era tutto da costruire. È vero però che si era più abituati al poco, a far tesoro col poco, ad accontentarsi di poco”
“Scusa il gioco di parole ma questo non è poco. Penso imparaste a diventare forti dentro, a resistere, ad affrontare le difficoltà”
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“Diciamo che la sofferenza fortifica anche se nessuno al tempo la cercava, era lei che ti veniva addosso. Qualcuno restava segnato nel carattere”
“Oggi però si torna a sentire bisogno di gente forte, vedi anche in politica”
…
“Attenzione che forte non significa che grida più forte”
“Hai ragione, ma sai mi sento un po’ disorientato”
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“Credo che oggi manchi qualcosa di importante che si chiama speranza”
“Dove la possiamo trovare?”
…
“Purtroppo non si può comprare, si forma nei cuori”
“Come possiamo formare i cuori?”
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“Ti è mai capitato, anche se sei giovane, di tornare in un posto dove eri stato da bambino?”
“Sì”
…
“Quindi ti sarai accorto che ciò che allora sembrava tanto grande: le piazze, le fontane, i palazzi, al tuo ritorno apparivano ridotti, quasi insignificanti, creando in te una certa delusione”
“È vero”
…
“Beh allora non tornarci, guarda avanti, vai in posti nuovi, continua a stupirti, coltiva lo stupore ricordandoti da dove vieni. La speranza scaturirà spontaneamente dal desiderio di che cosa scoprirai domani, dalla curiosità che accompagnerà la tua vita rendendola bella e piena”
“Grazie. E tu?”
…
“A me serve conforto perché ho coltivato la speranza tutta la vita e ora subentra un po’ di stanchezza: ne vedi tante, ne passi tante e ad un certo punto senti il bisogno di conforto, di buona amicizia”
“Buoni compagni di viaggio?”
…
“Vedi, è come in una corsa un po’ strana. Qualcuno parte prima, viene da più lontano, qualcuno parte dopo. Qualcuno tiene il tuo ritmo per un tratto ma non per tutta la corsa. Qualcuno non sa nemmeno da dove vieni, quando sei partito, pensa che tu sia fresco e invece fai fatica a reggerti sulle gambe”
“Beh, io so che oggi non è facile trovare buoni amici e tu lo sei veramente”
…
“Potresti però avere buoni assistenti virtuali”
“Preferisco persone in carne ed ossa che ridano, piangano, si arrabbino e facciano la pace”

“Speriamo si possa ancora conservare lo stupore”
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