
“Ma perché tutti ci dicono cosa dobbiamo fare?”
“È vero. Sembra esserci un bisogno diffuso di “guru” che indichino la strada”
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“Forse perché c’è paura del buio”
“Si può provare a vincere la paura dell’ignoto grazie alla curiosità”
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“Siamo anche disorientati?”
“C’è questo e quello. Dobbiamo cambiare prospettiva: se pensiamo che possiamo ri-creare la nostra vita tutti i giorni, allora dal coraggio viene anche la serenità”
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“Proprio ieri, al mattino presto, camminavo per andare al lavoro quando ho incrociato all’angolo della strada una bimba che andava a scuola con il suo trolley. Mi ha salutato con grazia augurandomi una: “Buona giornata” che mi ha aperto il cuore come uno squarcio di sole dopo un temporale”
“È vero. Siamo portati ad essere efficientisti più che efficienti. Diamo poco spazio a colori, immagini, emozioni che possono aiutarci a ri-creare la nostra vita”
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“Può bastare?”
“Diciamo che le opportunità offerte sono tante e tali da creare imbarazzo nella scelta e questo ci porta all’insoddisfazione cronica se non cambiamo atteggiamento. Dobbiamo cominciare a pensare a ciò che ci fa stare veramente e non apparentemente bene”
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“Le generazioni si accorciano: si parla già di Centennials oltre che di Millennials. Cambia l’approccio, il modo di essere?”
“Chiedono tempo, qualità della vita, crescita e riconoscimento”
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“Mi sembrano buoni segnali”
“Credo che da parte degli adulti ci debba essere una presa di coscienza e di responsabilità. Provare a realizzare concretamente le condizioni per dare a tutti non le stesse cose ma le stesse opportunità”
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“Forse si deve diventare persone che fanno accadere le cose”
“Sì, con il nostro modo di essere”
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“Se pensiamo che molti dei lavori che i Centennials faranno da adulti sono appena abbozzati o devono ancora nascere, ne consegue la necessità di aiutarli ad essere persone complete. Agli adulti il ruolo di facilitatori, assolutamente nuovo e sfidante”
“Trasformiamo la paura in coraggio e il buio diventerà luce”

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