Orizzonte

“Nubi in partenza o nubi in arrivo?”

“Dipende. Quando passeremo finalmente dalle proteste alle proposte?”

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“Non lo so. Forse quando passeremo dal problema alla soluzione del problema. Non siamo capaci di imprimere le nostre orme su sentieri già tracciati da altri né tantomeno proviamo a tracciarne di nuovi”

“Parli di nuovi orizzonti?”

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“Facciamo fatica a vedere il nostro orizzonte, stiamo navigando a vista. C’è un evidente problema di scelte che ha origine nella marcata differenza tra realtà e attese”

“Beh, ora puoi contare sul “nudging”, il cosiddetto indirizzamento gentile”

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“Penso sia meglio creare condizioni per scelte consapevoli, altrimenti anche i più nobili scopi possono degenerare in sottili manipolazioni”

“Diciamo che siamo ancora noi in possesso delle nostre decisioni, se lo vogliamo veramente”

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“Sì, non so per quanto tempo ancora. Le neuroscienze comunque ce lo confermano. L’insieme dei nostri tre cervelli: rettiliano, limbico e neocorteccia ci consente di scegliere consapevolmente se reagire in modo impulsivo generando insoddisfazione e insicurezza oppure in modo relazionale generando connessioni e ben-essere. Sta a noi decidere”

“Non a caso, la “libertà di fare scelte di vita” è uno degli indicatori che il “World Happiness Report” valuta per misurare la “felicità” dei cittadini nei vari Paesi del mondo”

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“Siamo quindi gli autisti ma anche i manutentori del nostro cervello”

“Bella conferma”

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“Purtroppo però, secondo l’opinione di qualche visionario apocalittico ci troveremmo tutti all’interno di una simulazione sofisticata al di sopra della nostra intelligenza, una specie di prigione della quale non riusciamo a rendercene conto”

“O perlomeno ci sarebbe il rischio di finirci dentro in un prossimo futuro”

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“Se vogliamo prevenire questa iattura dobbiamo tornare all’emozione, ricordando che la parola ricorda l’energia e il movimento e quindi ci tiene vivi e consapevoli”

“E ricordando che siamo ancora noi a poterci concedere esperienze di felicità, durante le quali non hai desiderio di fare altro che quello. Una sorta di estraneazione, perdi la dimensione di te stesso e non senti il bisogno di confrontarti con modelli preconfezionati. Sei libero”

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“Bene, cominciamo dai più piccoli. Diciamo ai loro genitori che al ritorno da scuola non facciano più le solite tre domande: “Com’è andata, che voti hai preso, cosa hanno preso i tuoi compagni?”. Chiedano invece: “Come stai, ti sei divertito, cosa hai imparato?”. Almeno proviamoci”

“Sì, proviamo ad uscire dagli schemi prevalenti. Proviamo a vedere l’insuccesso non come un dramma o, peggio, una situazione permanente ma come un compagno di viaggio nel cammino di crescita personale per sviluppare l’abilità, a patto che si viva con passione e perseveranza e ci si metta alla prova senza paura ma con rispetto. L’abilità può essere coltivata e raggiunta con il nostro impegno”

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“Proviamo a immaginare noi stessi oltre a ciò che gli altri vedono”

“Ortaggio oppure frattale?”

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