
“Possiamo dire che il linguaggio è la porta per la conoscenza del mondo?”
“Non c’è dubbio che il linguaggio sia lo strumento per antonomasia, la tecnica per eccellenza”
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“Nell’Era della Comunicazione è cambiato qualcosa?”
“Dobbiamo purtroppo registrare il dato di fatto che il numero delle parole abitualmente in uso si è notevolmente ridotto”
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“Tutto qua? In fin dei conti così siamo più sintetici e non è male, oggi”
“Sembra cosa da poco e invece è fondamentale perché ogni parola porta con sé un significato, un valore, un’emozione, un sentimento”
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“Quindi?”
“Se non so che esiste una canzone non posso cantarla. Similmente, se mi mancano le parole non so dare significato, valore a quello che faccio. Arrivo a non sapere quello che sto facendo perché non so esprimerlo. Lo faccio e basta, quasi come una bestia”
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“Siamo sull’orlo del baratro da povertà di vocabolario?”

“Ancora no. Forse parliamo poco, forse parliamo troppo, forse parliamo male, spesso parliamo a sproposito”
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“In che senso?”
“A volte carichiamo di valore una parola anche se non c’è corrispondenza a livello emotivo. Ci piace spendere parole grandi, parole importanti ma non attribuiamo loro il vero significato che devono avere”
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“Fammi qualche esempio”
“Intanto bisogna distinguere tra il parlato e lo scritto. Nel parlato, di persona, siamo più esposti e ci può essere imbarazzo perciò spesso ci tratteniamo. Nello scritto siamo più nascosti, tutelati e possiamo lasciarci andare di più”
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“Ma in concreto cosa accade?”
“Per esempio si usa scrivere: “Ti abbraccio” ma realmente ciò non accade e chi scrive lo sa”
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“E poi?”
“Capita di scrivere: “Con affetto” anche quando gli ipotetici amici, di fatto, non si frequentano mai pur avendone la possibilità. Vedersi di persona impegna e coinvolge, lo sguardo ha un impatto diretto a livello emotivo per il ben-essere delle persone e vale più di tante parole”
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“Quindi il vero significato, che sta “dietro” o meglio “dentro” alla parola, vien meno”
“Sì, poi si esagera con: “Baci, baci, baci” quando ne basterebbe anche uno solo, ma vero e sentito anche se innocente”
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“Oppure mi saluti al telefono con: “Ciao, ciao, ciao, ciaciao” e poi, la prossima volta che ci incrociamo, cambi strada per non incontrarmi”
“Proprio così. Se vogliamo riderci sopra c’è anche il “carissimo” a cui spesso non corrisponde alcun trasporto emotivo. Sembra quasi un atto dovuto di una recita basata sulla finta cordialità”
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“Continua”
“Se tieni a me, spendi un po’ del tuo tempo per me. È la cosa più preziosa di te che puoi darmi”
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“Anche solo per ascoltarmi?”
“A qualsiasi titolo”
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“Nessun Umano è un’isola e comunque la Comunità degli Umani ha sempre collegato le isole con ponti e mezzi di trasporto”
“Vero”

“Vogliamo tornare ad essere veri pontefici oppure rinunciamo e ci richiudiamo su noi stessi rinchiudendoci dietro a sbarre che noi stessi abbiamo creato?”
“Forse qualche “like” in meno e un po’ di spirito d’avventura in più”
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“Direi anche più desiderio di amare la vita così com’è, con le persone che il destino ci ha affidato, senza la pretesa di arrivare a conoscerla pienamente. È come una partita che ti diverti a giocare quando hai minor forza per poterlo fare ma che impari a gustare sempre di più man mano che il tempo passa se ti accosti con vera umiltà alle sue meraviglie”
