
“Oggi è dopo di Ieri e prima di Domani.
Difficile smentire quest’affermazione.
Però, da quando ci troviamo in una società liquida è tutto così sfuggente, non riusciamo più a pesare, a valutare: cos’è l’Oggi e quanto dura?
Potremmo affermare che l’individualismo e la fugacità dei rapporti ne sono rispettivamente la caratteristica e la cifra”
Sono questi i pensieri che corrono nella testa di Lorenzo finché passeggia una sera per le vie della sua città di provincia. Lorenzo, un lupo solitario che sa comunque farsi voler bene senza sforzo. Questo però non gli basta.
“È la profondità dei sentimenti che manca” pensa fra sé e sé.
“Tutto così provvisorio e precario. Metti in gioco te stesso, sembra ad una prima impressione che ti siano eternamente grati e poco dopo non si ricordano più di te. È sconvolgente”
“Siamo una società rassegnata che sopravvive a se stessa con il fiato corto”
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Ad un certo punto Lorenzo si imbatte in Sergio, un suo vecchio amico: “Ehi, Lorenzo, dove vai con la testa sempre tra le nuvole?”
“Mah, stavo riflettendo che vivere così non è bello”
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“Vivere come?”
“Vivere senza”
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“Ma senza cosa che non ti manca niente”
“In realtà mi manca tutto perché mi manca l’unica cosa che conta”
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“La salute? I soldi?”
“No Sergio, c’è di peggio: la mancanza di reale compassione, la mancanza di vera condivisione, la mancanza di sincero apprezzamento. In poche parole si potrebbe dire che gli altri fanno a meno di te senza problemi. Con te o senza di te non cambia molto, tranne quando si servono di te”
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“Dici sul serio? È questo il tuo problema?”
“Ma scusa, se ogni nostro atto ha significato solo se è in relazione con le altre persone, il suo valore intrinseco dipende solo dalla cifra della relazione stessa. Vogliamo allora renderla autentica, profonda? Solo così potremo dire di aver vissuto e non sopravvissuto”
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“Ma dai, Lorenzo, godi l’attimo e dimentica perché poi ce ne sarà un altro e un altro ancora. È questa la filosofia migliore, altrimenti ti tocca soffrire”
“Dalla sofferenza alla bellezza. Certo non la cerco apposta, però se voglio qualcosa di importante, di grande, lo posso ottenere solo conquistandolo. Così è veramente mio e ne posso apprezzare il valore misurandolo con la fatica che mi è costato. Soprattutto mi fa capire che ce l’ho fatta, io con le mie forze. Ho creato qualcosa di nuovo che prima non c’era”
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“Sicuro?”
“Sì, in ogni campo. Anche e soprattutto nelle relazioni umane. Ed è qui il problema. Oggi la gente fa fatica a badare a se stessa, figuriamoci se ha tempo e voglia di pensare per due o addirittura per tre o per quattro”
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“Ho capito, Lorenzo. Sai cosa ti dico? Vado a farmi una birra e poi cerco compagnia perché tu mi fai diventare triste. Mi fai pensare e io non voglio pensare”
“Ti capisco Sergio, ma sappi che non sono infelice. Voglio dare senso alla mia vita, voglio dare senso alla vita perché credo che ci siamo persi”
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“Secondo me sbagli, pensa a spassartela e basta”
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L’incontro con Sergio, che non vedeva da tempo, gli lascia aperto il dubbio che aveva: cosa fare per cambiare. Intende proseguire nella sua ricerca. Lorenzo vuole relazioni vere, non superficiali o banali. Chiede il massimo a se stesso, ci mette sempre il cuore e la faccia, non abbandona mai. Si prende le sue responsabilità e porta a termine il suo compito. È affidabile.
Pensa: “Mi dispiace perché nel colloquio con Sergio mi è rimasto strozzato in gola un concetto: la differenza sta nelle aspettative. Se impegni tanto di te nelle relazioni e ti aspetti risultati, sbagli. Se invece non ti aspetti un ritorno allora l’esperienza ti libera, sei libero”
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Nelle sue ricerche successive realizza un dato di fatto: temiamo un coinvolgimento con le altre persone e al tempo stesso lo cerchiamo con tutte le nostre forze.
“È la qualità della relazione con gli altri che rende la vita degna di essere vissuta. Ogni attacco contro la relazione è un attacco contro le nostre speranze”
Fatto sta che bisogna essere almeno in due.
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Si sa che l’ambiente di lavoro non è l’ambiente ideale: c’è l’Ego in gioco, gli interessi aziendali, il ruolo, lo status, il pupo pirandelliano.
Bisogna però distinguere perché l’artigiano non ha questi problemi: è l’opera in sé ad avere valore.
A scuola è diverso ancora: unico nel suo genere è un ambiente nel quale predomina la figura del battitore libero che si incrocia con gli altri “solisti” in incontri occasionali nella cosiddetta sala docenti. Chi entra chi esce, spesso in imbarazzo.
Lorenzo soffre questa condizione perché non è un artigiano pur essendo un artista nel senso che ogni giorno per vivere usa la sua arte, prodotto della sua fantasia e del suo ingegno.
Un giorno pensa: “Ho deciso, vado a parlare con l’uomo dei quadrifogli per trarre ispirazione”
L’uomo era un cacciatore di quadrifogli. Diceva che in giovane età era stato affascinato dal macrocosmo ma che, con il passare del tempo, aveva spostato i suoi interessi verso il microcosmo. Diceva: “In fin dei conti il frattale li accomuna. Sono due espressioni della stessa realtà”
Diceva anche: “Dopo Einstein esistono solo i cambiamenti locali e relativi e la trama della realtà è l’intreccio delle storie di ciascuno”
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Lorenzo parte per raggiungere l’uomo nella foresta, dove abita. Sa già che non sarà un cammino facile perché è “il cammino verso il buono e il bello”, quando e dove etica ed estetica coesistono in perfetta armonia.
I tempi e il numero delle tappe da percorrere dipenderanno da lui, da quando e quanto riuscirà ad entrare in questa condizione.
C’è un grembo materno che ci porta alla vita imperfetta e c’è un grembo terrestre che ci porta alla vita perfetta, se lo vogliamo.
L’inizio è una giornata di sole. Come viatico ha solo se stesso e una mappa.
Lungo la via incontra un signore distinto in giacca e cravatta. Camminano insieme per un po’ chiacchierando amabilmente, l’ideale come compagno di viaggio, c’è da fidarsi. Lorenzo però si chiede: “Ma perché vestirsi così per camminare in questi luoghi? Forse perché è un inganno?”. Alla prima pausa e dopo un breve sonno, al risveglio Lorenzo si ritrova solo, senza mappa, con un biglietto in tasca sul quale campeggia una parola: “Grazie”.
Lorenzo pensa di proseguire comunque, si lascerà guidare dall’istinto.
Passa poco tempo e all’orizzonte vede un giovane viandante, all’apparenza attrezzato per affrontare il cammino. Si presentano, il giovane è molto loquace, ha dialettica, è convincente, parla sempre lui. Quando Lorenzo tenta di inserirsi nel discorso non trova spazio e, quando finalmente riesce a parlare, il giovane non lo capisce. È frustrante. Pensa: “Come farò a farmi capire da qualcuno che mi aiuti a trovare la strada?”
Prova a proseguire cercando la forza dentro di sé ed ecco che si presenta un problema, anzi il problema. Ha fame ma con sé non ha cibo né acqua. Prova a cercare frutti di bosco ma si rende conto che non conosce quelli che trova, prova a cacciare ma non sa come costruirsi arnesi adatti e comunque non sarebbe capace di accendere un fuoco. Per bere si getta su una pozzanghera e alla fine, per non morire di fame, mangia vermi.
Ha provato la paura. La paura di non farcela.
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Si rialza, sembra che lentamente possa riprendersi però è debole e denutrito. Sale la febbre, deve riposarsi, deve fermarsi, deve curarsi. Chi lo curerà se è solo? Senza forze e quasi disperato si assopisce.
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Quando si risveglia non sa dove si trova e quanto tempo è passato. Sta meglio. Vicino c’è una donna con lo sguardo limpido e tenero dal quale traspare una grande forza interiore e un cuore cristallino: Roberta.
L’ha curato e l’ha salvato con la forza e la dolcezza.
Parlano a lungo fino al punto di non accorgersi del tempo che scorre.
Per loro non c’è un tempo da rispettare, c’è il tempo da vivere.
Tra loro ci sono affinità elettive.
Non ci sono secondi fini: è un dono reciproco per sempre.
È un dono che tiene il cuore caldo anche nei giorni più tristi.
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Ora Lorenzo è consapevole e può raggiungere la meta.
Chiede a Roberta se la troverà al suo ritorno.
Roberta annuisce e sorride.
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Sulla via del ritorno Lorenzo ripensa a ciò che gli ha detto l’uomo dei quadrifogli: “Diventa ciò che sei”
“Da ragazzi si vuole cambiare il mondo, da giovani ciò che ci sta intorno, poi, da adulti, si capisce di cambiare se stessi. La condizione per cambiare se stessi è conoscersi. Conoscere noi stessi per diventare chi realmente siamo. Solo così il libro aperto della nostra vita darà a chiunque la possibilità di capire dove e come posare la propria anima perché si espanda fino a toccare tutto ciò che può”
“La primavera del cuore e della mente farà rifiorire le relazioni umane”

Lorenzo ritrova Roberta, ne parla con lei.
Lei sorride teneramente e lo prende per mano.
Insieme si incamminano lungo il sentiero.
La via che dalla foresta intricata porta al mare aperto.

Un cammino può portare ovunque
se lo si percorre con l’entusiasmo
e la saggezza di un esploratore.
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“Roberta, perché oggi si teme un coinvolgimento con le altre persone e al tempo stesso lo si cerca con tutte le forze?”
“Vedi, Lorenzo, la cultura attuale crea ovunque divisione: noi da noi stessi e dagli altri. Questo ci fa soffrire. Sentirsi dissociati e divisi in tanti “io” diversi genera paura, così si vive nell’inquietudine”
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“Roberta, ma allora che dobbiamo fare?”
“Lorenzo, c’è la paura? Se la evitiamo e scappiamo, allora entriamo nello stato di paura permanente. Così la paura aumenta. Se invece la accettiamo e la affrontiamo, attraversiamo un momento impulsivo doloroso che poi però scende, passa, se ne va. Purtroppo tendiamo a vedere l’immediato e, non guardando più in là, restiamo paralizzati, dominati e vittime”
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“Roberta, se volessimo lavorare su noi stessi per essere più forti?”
“Lorenzo, se siamo autentici coltiviamo qualità come comprensione, condivisione, partecipazione e riusciamo a sviluppare relazioni che creano ben-essere. Potremmo dire che viviamo in sintonia con la nostra Anima. Scompaiono paure e schiavitù che inducono il nostro Ego a costruire maschere per autodifesa ingannandoci a tal punto da farci credere di essere un’altra persona e tante persone al tempo stesso”
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“Roberta, ma perché siamo arrivati a tutto questo?”
“Abbiamo sviluppato molto la tecnologia e poco il profilo umano pensando che il progresso dipendesse dal miglioramento delle condizioni di vita. Ebbene sì, ma quali condizioni? Non è solo hardware, è anche software. Senza intelligenza emotiva si corre il rischio di far naufragare ogni progetto. Si parla di soft skills. Potremmo cercare di assecondare il progetto di autenticità insito nell’Umano. Quando mente e cuore si armonizzano, la relazione con gli altri diventa sincera, profonda, feconda e sviluppa le qualità che generano ben-essere. Spesso invece prevale la divisione, ognuno è diviso in tante parti, è un insieme disordinato di tendenze contrastanti”
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“Quindi, Roberta, non siamo capaci di governare noi stessi e i nostri “io” contrastanti ci lacerano, non sappiamo bene chi siamo e cosa vogliamo. Non possiamo nemmeno vivere in armonia con gli altri”
“Sì, Lorenzo. Ora posso rispondere alla tua domanda iniziale. È questa scissione interiore che porta alla contraddizione di temere un coinvolgimento con le altre persone e al tempo stesso di cercarlo con tutte le proprie forze”
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“Roberta, da che parte possiamo cominciare per cambiare?”
“Lorenzo, lo zaino che ci portiamo dietro contiene il fardello delle cose che avremmo voluto fare e non abbiamo fatto, delle frustrazioni, delle decisioni mancate o sbagliate. Viviamo in condizione di sudditanza nei confronti del nostro Ego che ci induce alla conflittualità. Spesso non riusciamo a capirlo da soli e deve accaderci qualcosa di sconvolgente per iniziare a cambiare vita”
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“Ma perché si deve per forza arrivare a tanto?”
“Non lo so, Lorenzo. Forse perché non c’è il coraggio di mettersi alla prova. Se non ci lasciamo bloccare dalla paura, può risolversi tutto in un modo o nell’altro e, in fin dei conti, c’è sempre un Domani”
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“Può essere, Roberta, però hai detto poco fa che le persone sono scisse in tante identità contrastanti e quindi mettersi alla prova prevede di aver fatto prima un percorso di riconciliazione tra le diverse parti interiori”
“È vero, Lorenzo. Quindi torniamo a quello che ti ha detto l’uomo dei quadrifogli: “Diventa ciò che sei” e, per farlo, devi prima conoscere te stesso”
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“Mi sei maestra, Roberta. Siamo insieme lungo il cammino che dalla foresta intricata porta al mare aperto. Stiamo quindi imparando a conoscere noi stessi?”
“Sì, Lorenzo. L’amore libero e profondo che ci unisce ha fatto fiorire le nostre anime come avviene per un prato in primavera: la vita diventa ricca di colori. Abbiamo imparato a capire l’albero dal quale proveniamo”
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“Cosa intendi dire, Roberta?”
“L’albero, Lorenzo, sono i nostri genitori. Abbiamo imparato a leggere la loro vita, abbiamo cercato di capire ciò che di loro c’è in noi e qual è la nostra vocazione”
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“Possiamo affermare allora che abbiamo raggiunto quello che i Greci definivano: “kalòs kai agathòs”, quando etica ed estetica coesistono in perfetta armonia?”
“Sì, Lorenzo. È uno stato di grazia conquistato che auguro a chiunque di raggiungere”
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“Cosa posso dire agli altri, Roberta, per aiutarli?”
“È stato detto che, dopo Einstein, il tempo così come noi lo concepiamo non esiste, esistono solo i cambiamenti locali e relativi e la trama della realtà è l’intreccio delle storie di ciascuno. Proprio per questo, ogni occasione va sprecata se non viene colta. Io e te, Lorenzo, l’abbiamo colta e ci siamo lasciati andare alla dolcezza che ci ha accompagnato nel lungo viaggio dentro l’anima”

“Sono fortunato ad averti incontrata, Roberta. Non mi preoccupa invecchiare perché con te ho già fatto esperienza di infinito”

“Sono fortunata io, Lorenzo. Grazie per sempre. Continuiamo a camminare perché c’è un Domani e perché un cammino può portare ovunque se lo si percorre con l’entusiasmo e la saggezza di un esploratore”
