Realtà asintotica

“Possiamo diventare persone responsabili?”

“Lo siamo quando riconosciamo ciò che è veramente importante da ciò che è superfluo. Forse è arrivato il momento per riuscire a distinguere”

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“Quando dimostriamo concretamente di esserlo?”

“Quando abbiamo cura di ciò che facciamo e delle persone con le quali abbiamo a che fare”

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“Di questi tempi si parla tanto di Comunità, di Comunicazione”

“Parole che hanno le stesse due lettere iniziali le quali indicano qualcosa che collega parti diverse. Ciò che rappresentano è stato toccato da un profondo cambiamento. Riusciamo a mettere assieme parti diverse? Riusciamo a comunicare? Riusciamo a capire? Riusciamo a sapere? Riusciamo a distinguere ciò che è da ciò che sembra e magari non è?”

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“Manca forse l’equilibrio: si vuole quantità e qualità, efficienza ed efficacia. Non pensiamo di poter rinunciare a qualcosa credendo che tutto ci sia indispensabile. Poi succede un fatto, ci cade il mondo addosso e non sappiamo dove rifugiarci. Rimaniamo disorientati, spaesati. Senza il nostro paese, la nostra casa. Diventiamo estranei gli uni agli altri, diffidenti”

“In queste circostanze comprendiamo che bisogna ripartire daccapo, bisogna rifondare. Dobbiamo ricordare che origini, desiderio e necessità sono da sempre il motore del nostro agire. Forse dobbiamo riavviarlo e da soli non ce la facciamo”

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“Ho sentito il bisogno di entrare in una chiesa vuota”

“Paura, disorientamento, riflessione?”

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“Desideravo solamente stare in fondo alla chiesa in silenzio di fronte all’Assoluto, all’Ineffabile.

Osservavo che, a fianco dell’Altare laterale dove c’è il Santissimo, ci sono due quadri con un affresco al centro nei quali il Cristo è raffigurato mentre indica, tocca, si appresta a spezzare il pane.

Pensavo quindi alla dimensione del tangibile che è ciò che ci è stato negato dalla pandemia. Incominciamo forse a capire veramente cos’è il mondo virtuale: preti senza fedeli, giocatori senza tifosi, artisti senza pubblico, insegnanti senza allievi.

Una realtà asintotica, cioè una realtà che non tocca.

E allora dico con forza che, oggi ancor più di ieri, tocca a ciascuno di noi fare un passo avanti perché è il momento dell’Omelia della vita, quando la vita parla attraverso le sue opere.

In una “società liquida” dove la Comunità è diffusa, possiamo essere noi per primi a fare Comunità con chi incrocia la nostra vita: una richiesta di aiuto materiale, una parola di conforto, un ringraziamento, un aiuto a trovare la strada.

Anche se ci costa fatica, anche se può sembrare che serva a poco o nulla”

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