Antiutopia

“Pionieri tecnologici dicono che sentir parlare di “Riconoscimento facciale” e non sentirsi in pericolo significa non aver capito la portata del fenomeno”

“Dobbiamo preoccuparci delle conseguenze? Meno male che ci sei tu ad informarmi, ti ringrazio”

. . .

“E di che? Mi costa poco, tornato dal lavoro, leggere e capire. Credo sia fondamentale essere consapevoli, poi da questo a preoccuparsi ne passa”

“Sai che per me non è la stessa cosa. Dove lavoro io sembra di essere nel “Far West” con i “Gringos” e quando torno a casa voglio solo svagarmi e riposarmi”

. . .

“Beh, l’amicizia è anche questo: pensare anche per l’altro”

“Fossero tutti come te!”

. . .

“Ad oggi i rischi di questo particolare prodotto dell’Intelligenza artificiale sono molteplici, forse più dei benefici, considerando l’umana abitudine di manipolare gli strumenti messi a disposizione dalle nuove scoperte”

“Non dovrebbe migliorare la sicurezza e ottimizzare le risorse produttive?”

. . .

“A fronte di questi primi vantaggi, in parte reali e in parte ipotetici, purtroppo si vedono già numerosi svantaggi. Bisogna dire innanzitutto che non esiste l’algoritmo scevro da condizionamenti: l’algoritmo contiene inevitabilmente, anche se inconsapevolmente, i preconcetti di chi l’ha scritto”

“Altro?”

. . .

“Poi ci sono i falsi riconoscimenti, cioè gli incroci errati, con conseguente onere della prova da parte del sospettato che è già colpevole”

“E immagino che questi archivi di dati possano essere usati in modo quantomeno improprio da eventuali governi non proprio democratici”

. . .

“Effettivamente c’è il rischio concreto che le cosiddette telecamere per la sicurezza diventino l’Occhio del Grande Fratello”

“Ovunque e, in particolare, nei posti di lavoro di certi Paesi dittatoriali, o in presenza di eventuali dissidenti oppure di particolari etnie o minoranze non gradite”

. . .

“Ti piacerebbe questo tipo di mondo?”

“Sarebbe un’Antiutopia, un posto dove nessuno vorrebbe abitare”

. . .

“Credo sia arrivato il momento di cambiare i paradigmi comportamentali”

“Cioè?”

. . .

“Riguardo allo sviluppo, all’educazione, al modo di essere”

“Ti riferisci a modelli lineari ormai inadatti a descrivere e accompagnare la società umana nel suo cammino?”

. . .

“L’immaginazione umana non ha limiti, molte volte ci ha salvato. C’è bisogno di valorizzare tutti i talenti che sono ben distribuiti ma spesso nascosti. Bisogna farli emergere e, in questo, la scuola ha un ruolo fondamentale. La standardizzazione ha fatto il suo tempo e va ripensata trovando un giusto equilibrio con la personalizzazione”

“Forse bisogna passare dalla cultura dell’istruzione alla cultura dell’apprendimento”

. . .

“Hai detto bene”

“I comportamenti però non sono consoni”

. . .

“Vero. Vedere il risultato come unica misura dell’efficacia è un modo di pensare che va cambiato”

“Non è il solo”

. . .

“Altrettanto vero. Atteggiamenti diffusi come la prepotenza e la tracotanza sono figli della paura della morte, servono a esorcizzare la morte”

“Dovremmo invece pensare alla vita”

“La vita ha sempre trionfato”

-o-o-o-

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.