
“Conosciamo solo il cinque per cento dell’Universo a cui apparteniamo e tutto ciò che vediamo, di cui anche noi siamo fatti, fa parte di questo cinque per cento. È altamente probabile che sia così”
“Saperlo è un bel traguardo”
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“Tutto il resto è la parte trasparente, così definita perché non si vede. Possiamo riconoscerne la massa per l’interazione gravitazionale e l’energia perché l’Universo si espande e accelera la sua espansione”
“È la cosiddetta parte oscura dell’Universo?”
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“Sì, perché non è luminosa e forse anche perchè siamo portati a definire oscuro ciò che non conosciamo”
“Che fantasia”
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“Possiamo affermare che Socrate duemilacinquecento anni fa aveva già intuito tutto con il suo: “So di non sapere”. Oggi ne siamo consapevoli”
“Dovremmo quindi ritrovare entusiasmo e indagare l’Universo e l’Umano, ampliare i nostri orizzonti, sapere e capire qual è il nostro posto”
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“A me pare invece che ci sia un’involuzione più che un’evoluzione, ci siamo seduti, forse siamo anche rassegnati”
“Un peccato, i fisici e i cosmologi sono entusiasti”
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“Dovremmo prendere esempio da loro e far rinascere dal basso l’amore per la filosofia a fianco della fisica e tornare ad aver passione per la conoscenza e per la verità”
“È vero, credo che tutti gli Umani abbiano queste aspirazioni, si tratta solo di coltivarle. Ognuno poi ha le proprie caratteristiche, chi più speculative chi più pratiche. C’è bisogno di tutti, assieme possiamo fare quasi tutto. Questo è il bello della vita”
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“Molto bello. Nelle nostre considerazioni però non dobbiamo prescindere dalle condizioni di vita”
“Sì, effettivamente ogni giorno siamo esposti ad una tempesta cognitiva senza precedenti, pari ad almeno mille volte la nostra capacità di elaborazione. Una semplice chiacchierata si prende già da sola quasi un terzo della capacità istantanea. Lo definiscono sovraccarico cognitivo”
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“Diventa allora necessario prendersi delle pause. In fin dei conti “vacanza” significa mancanza”
“Soprattutto riprendersi uno spazio che tenga conto dell’ambiente e del contesto perché il richiamo atavico ci conduce alla natura che risulta essere l’unica a darci vero ristoro”

“A questo punto mi viene uno slogan: “2020: odissea nello specchio”, nel senso che dobbiamo avere il coraggio di guardare noi stessi così come siamo e domandarci chi realmente siamo e chi vogliamo essere. Dobbiamo realizzare che siamo unici e irripetibili ma non indispensabili. Possiamo essere determinanti per la nostra vita e per quella degli altri. Non possiamo però pretendere che gli altri siano necessariamente come li vogliamo noi”
“Cerca di essere tu quello che vuoi che gli altri siano. È così?”
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“Sì. Mi rendo conto che c’è bisogno di mediatori culturali, cioè di pontefici. Persone che costruiscano ponti, che facciano da interpreti. Così dovrebbe essere ciascuno di noi per gli altri in ogni momento della propria vita, in ogni espressione del proprio modo di essere”
“Grazie. Parliamoci più spesso”

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