Trionfo glorioso

“Un motivo, almeno uno, per accettare di vivere sottomessi”.

È il chiodo fisso, il tarlo che scava nella testa di Paola.

Non si dà pace perché si vede presa, quasi circondata dalla quotidianità che aggredisce e pretende, ma fatica a liberarsene.

Per evitare di combinarne una di grossa, irreparabile, arriva a riempirsi la borsetta di promemoria.

Si sveglia di notte all’improvviso con l’incubo di essersi dimenticata qualcosa di importante e rincorre nel dormiveglia successivo l’oggetto del suo tormento.

“È bello piacere a se stessi, ma posso tener testa a tutto ciò che mi si chiede di essere?”  

Un giorno le capita di sentire il racconto di una persona che ha cambiato la propria vita dopo un fatto accaduto. Questa persona era sempre stata molto attenta alle apparenze, aveva il culto dell’esteriorità. Una sera si trova al ristorante per una cena di lavoro quando, per un banale caso, le cade una macchia sul vestito impeccabile. Quasi un dramma.

Di lì a poco si consumerà il vero dramma: una violenta scossa di terremoto farà crollare il soffitto e parecchie persone, lei esclusa, perderanno la vita. Cos’è una macchia rispetto alla vita?

Fu così che quella persona cambiò, passando dalla schiavitù alla libertà.

Paola rimane colpita da questa storia, la tocca da vicino.

L’obbligo di essere sempre al massimo, di non sbagliare mai.

Non potersi mai prendere delle pause.

La necessità di conciliare carriera e vita privata.

L’apparenza elevata a sostanza.

Paola decide di andare a parlare con Giorgia, una sua vecchia amica che non vede da tempo.

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“Giorgia, ho saputo che sei sempre serena e disponibile con gli altri. Ma come fai a vivere leggera, libera?”

“Vedi Paola, il percorso verso l’essenziale è simile al lavoro dello scultore: per creare bisogna togliere, togliere il superfluo”

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“Giorgia tu riesci a farlo, io faccio tanta fatica”

“Paola, siamo stati educati a pensare sempre in modo funzionale, facciamo tutto in funzione di qualcosa e dimentichiamo noi stessi, ci perdiamo per strada, non sappiamo più chi siamo e dove stiamo andando. Forse arriviamo a comprendere la nostra situazione quando ci accade qualcosa di sconvolgente che ci mette in crisi”

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“È quello che mi è capitato, o meglio è capitato ad una persona che conosco e ne sono rimasta colpita”

“Allora, Paola, ti racconto la storia di quella spedizione di scienziati in alta montagna che devono raggiungere la vetta per i loro studi e hanno una certa fretta. Accanto a loro camminano portatori indigeni che ad un certo punto inspiegabilmente si fermano un po’ per poi riprendere il cammino. Arrivati in cima, uno scienziato chiede a un portatore il motivo della fermata ipotizzando fosse stata stanchezza, ma la risposta lo sorprende: semplicemente le cose erano state fatte troppo in fretta e le loro anime erano rimaste indietro”

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“Quindi, Giorgia, mi stai dicendo che basta semplicemente cambiare atteggiamento. Se entriamo in sintonia con la nostra anima eleviamo il livello, ci portiamo al di sopra. Da lì vediamo limpido e possiamo entrare in risonanza con le altre anime portando anche gli altri al di sopra”

“Sì, certo e ciò significa essere autentici. Se siamo autentici, la relazione con gli altri e la nostra vocazione ci rendono felici”      

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Paola e Giorgia continuano a parlare.

Le loro anime sono entrate in risonanza.

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“Vedi, Paola, oggi c’è una follia collettiva: è sciocco pensare che le trasformazioni estetiche artificiali riescano a compensare i segni del tempo. Ogni giorno che passa siamo diversi, ma siamo migliori di prima?  Ci verrà tolto tutto, resterà la nostra interpretazione. Vera bellezza è la forza, è la tenerezza, è la determinazione, è l’entusiasmo con cui diamo anima alla vita”

“Giorgia, mi lasci senza parole come nella sindrome di Stendhal, però quello che mi angoscia è il dolore”

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“Paola, costruiamo castelli, cattedrali, case. Curiamo molto la nostra immagine, ci interessa il potere. Pensiamo poco a costruire e custodire la nostra mente e il nostro cuore. Poi tutto cade e solo là possiamo trovare la forza per reagire. Non possiamo ignorare il dolore, ci devasterebbe se lo ignorassimo. Dobbiamo invece accettarlo e attraversarlo, sapendo che poi si trasforma e ci trasforma: ci scopriremo migliori di prima”

“Grazie Giorgia, ho capito. Ora sono consapevole. Non sarà facile ma la via è tracciata, inizio a percorrerla e durante il cammino saranno questi pensieri a scaldarmi il cuore nei momenti più tristi”

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       “Se la lotta è grande, il trionfo sarà glorioso” (The Butterfly Circus)

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